Se la musica in oratorio è incoerente con la proposta educativa

Secondo una nostra indagine 4 brani italiani su 10 trasmessi questa estate non sono pienamente conformi alla proposta educativa degli oratori.

Abbiamo esaminato, testo per testo, 626 canzoni raccolte dalle playlist Spotify «a tema oratorio» compilate da sacerdoti, animatori ed educatori. Quattro brani italiani su dieci non hanno passato pienamente il test. Ecco come abbiamo condotto l’indagine e che cosa dice a chi dirige un oratorio.

Questa estate, dopo il momento dei centri estivi. Abbiamo censito le raccolte pubbliche di Spotify che portano la parola «oratorio» nel titolo: playlist, curate da sacerdoti, animatori e educatori, per un totale di 780 inserimenti e 679 brani distinti. È una fotografia fedele di ciò che suona davvero nei cortili delle parrocchie e degli oratori: il 54% del repertorio è in inglese, il 40% in italiano, il resto in spagnolo e altre lingue.

Di questi brani ne abbiamo poi verificati 626, uno per uno, leggendone i testi sulle fonti pubbliche. Il giudizio riguarda soltanto le parole delle canzoni, mai gli artisti, e usa tre esiti: conforme (testo pienamente trasmissibile), discutibile (un solo elemento da pesare: una volgarità isolata, un riferimento all’alcol, una sensualità lieve), non conforme (volgarità marcate o ripetute, riferimenti a droghe, sessualità esplicita o allusiva, armi e violenza, messaggi in contrasto con la proposta educativa degli oratori o con la fede cristiana).

Il repertorio italiano: quasi un brano su quattro non passa l’esame

Sui 239 brani italiani proposti dalle playlist, il 60,7% è conforme, il 15,9% è discutibile e il 23,4% non è conforme: quasi uno su quattro. Sommando riserve ed esclusioni, quattro brani italiani su dieci non sono pienamente conformi o richiedono quantomeno una scelta redazionale prima di entrare in un cortile.

Il quadro non è uniforme. Gli inni degli anni oratoriani, i balli di gruppo per bambini, le canzoni di fede e i grandi classici della musica leggera risultano conformi praticamente al completo: il repertorio pensato per l’oratorio, e quello che l’oratorio si è scelto nei decenni, regge benissimo l’esame. A non passarlo è la musica più recente entrata nelle raccolte per trascinamento delle classifiche: brani che celebrano lo sballo e citano per nome sostanze psicoattive, canzoni interamente costruite su alcolici e notti di eccessi, testi con volgarità nel ritornello, allusioni sessuali insistite e, in alcuni casi, armi e ostentazione di denaro. Sono canzoni che i ragazzi conoscono a memoria: il punto non è demonizzarle, è sapere che cosa dicono quando escono dalle casse di un cortile parrocchiale.

Il repertorio internazionale: va meglio, ma non da solo

Sui 387 brani in inglese e spagnolo l’esito è più rassicurante: 85,8% conforme, 10,3% discutibile, 3,9% non conforme. Il merito, però, non è del caso: oltre metà di quel repertorio è musica cristiana contemporanea — lode, gospel, pop di fede — scelta consapevolmente da chi ha curato le raccolte, e il resto è in gran parte musica da ballo e da animazione con testi puliti. Le eccezioni si concentrano nei generi latini più espliciti, costruiti su doppi sensi sessuali, e in una manciata di successi da festa che citano sostanze o contengono volgarità nella versione originale. Le riserve riguardano soprattutto sensualità ammiccante e alcolici nei ritornelli: nulla di scandaloso per una radio generalista, molto da pesare quando in cortile ci sono i bambini delle elementari.

E si badi bene, l’analisi è stata fatta unicamente sui testi delle canzoni. Non sui video musicali correlati, sugli artisti, sulla loro immagine, sui contenuti delle loro altre canzoni in repertorio, o sulla loro testimonianza personale. È ragionevole attendersi che, allargando l’analisi, questo numero crescerebbe. È facile pensare che se una canzone piace, ci si interessi poi a quell’artista e si cominci a seguirlo.

Diverso è poi fare una selezione artistica del repertorio, ben oltre la coerenza oggettiva: è una scelta trasmettere canzoni che non parlino di struggimenti emotivi e fine di relazioni affettive anche sregolate; è una scelta trasmettere canzoni che siano positive, stimolanti, allegre e invece non presentino dolori, disagi e ferite emotive senza una soluzione di speranza, e così via…questo è proprio il lavoro di consulenza musicale ed una scelta artistica specifica che restringe ulteriormente il campo.

In sintesi

Messi insieme, i numeri dicono questo: nelle playlist compilate per gli oratori, 4 brani italiani su 10 non sono pienamente conformi, nei testi, ai contenuti che l’iniziativa educativa e i valori cristiani propongono; considerando anche il repertorio internazionale, circa un brano su quattro resta non conforme o discutibile. Non per cattiva volontà di chi le compila: gli animatori e gli educatori attingono, com’è naturale, a ciò che essi stessi o i ragazzi ascoltano, e nessuno ha il tempo di leggere seicento testi o farsi grandi problemi nel fare sentire una canzone.

Questo è esattamente il lavoro che una radio pensata per gli oratori può fare al posto loro: stessa energia, stessi tormentoni quando i testi lo consentono, ma un repertorio verificato canzone per canzone, perché la musica del cortile dica le stesse cose che l’oratorio prova a dire.

È il servizio di RadiOratorio, la radio in store per gli oratori e gli spazi educativi italiani: ogni brano trasmesso è passato da questa verifica. Per conoscerla o portarla nel proprio oratorio: radioratorio.it.

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